LABORATORIO D’ARTE CONTEMPORANEA “TERRE: PAESAGGI IN LIBERTÀ”

Arte, una parola breve e piccola che racchiude dentro di sé mondi interi e un’infinità di significati. 

Le Opere d’Arte sono un continuo dialogo nel silenzio, ti entrano nella carne e sono in grado di appagare i sensi o incorniciare sogni e sospesi. L’arte per fortuna, parla una lingua universale, capace di esercitare il suo fascino inarrestabile e dar voce al universo interiore di ognuno di noi. Ogni opera  è composta da materiali in cui si trasferiscono le idee e si incorporano le immagini, attraverso specifici procedimenti esecutivi. Le scelte degli artisti e gli stimoli della cultura hanno portato profondi cambiamenti nei metodi e nelle materie, contribuendo a mutare la configurazione e la nozione stessa di opera: da statica ad animata, da unicum a ripetibile, da compiuta a instabile ed effimera, da immodificabile a processuale e manipolabile, da oggetto di contemplazione a oggetto di partecipazione. Non si può comprendere la storia dell’arte contemporanea senza riflettere sulle invenzioni tecniche che l’attraversano.

In questo eccezionale laboratorio d’Arte avrete modo di assaporare piano un assaggio dell’arte di Marco Pili. Le sue opere sono un continuo dialogo che si consuma nel silenzio. Vanno assaporate piano e a lungo tra le mostre personali di arte contemporanea scandite da temi e dai tempi dell’esposizione, oppure scoperte per “caso”, mentre si entra in punta di piedi nel suo atelier di Nurachi, rovistando tra le tele poggiate sui muri seguendo i dettami del cuore, in armonia col suono dei campanacci appeso ai fili di ferro di quadro che suona al primo tocco del vento. 

In questo eccezionale laboratorio d’Arte avrete modo di condividere con Marco Pili la sua poetica che prende avvio dall’accostamento alla materia, sia essa elemento naturale, o prodotto di trasformazione dell’uomo: il pane, le argille, le sabbie, i legni, le cere, i resti di vecchi documenti scritti, vecchi centrini e la terra: sostanza regina di tutta l’arte di Marco, sostanza dalle vibrazioni profonde che  Marco sonda, sperimenta ancora e lavora con le mani. 

Una poesia per i sensi, un viaggio nei luoghi interni a noi, dove vibra il colore, dove danza libera l’espressione. L’atelier diventa agente attivo di scoperta, luogo di partecipazione e interazione.  

La vostra composizione, aiutati da Marco, si svilupperà come un ascolto che si fa racconto, suadente, simbolico, libero di trasferirsi su un pannello di terra e paglia pronto ad accogliere ogni vibrazione d’arte.

L’attività comprende:

✔️ Ritrovo e accoglienza presso la Casa Museo

✔️ Percorso di accompagnamento sensoriale lungo i luoghi dove viene ancora oggi lavorata la terra cruda, sostanza regina di tutta l’arte di Marco Pili 

✔️ Incontro dell’artigiano che realizza ancora oggi i làdiri, gli antichi mattoni in terra cruda

✔️ Laboratorio d’arte contemporanea nel cuore dell’Atelier di Marco Pili: 

✔️ Occasione unica di portarsi a casa l’opera realizzata su pannello terra e paglia

29 Ottobre – ore: 10.00
Durata: 3h circa

Ritrovo presso Museo Peppeto Pau
Atelier di Marco Pili

Abbigliamento comodo e adatto all’attività e alla stagione

A cura dell’artista Marco Pili

Le opere di Marco sono un continuo dialogo che si consuma nel silenzio. Vanno assaporate piano e a lungo tra le mostre personali di arte contemporanea scandite da temi e dai tempi dell’esposizione, oppure scoperte per “caso”, per animo, mentre si entra in punta di piedi nel suo atelier di Nurachi, rovistando tra le tele poggiate sui muri seguendo ciò che ti detta il cuore, in armonia col suono dei campanacci appeso ai fili di ferro di quadro al primo tocco del vento. In tanti hanno provato ad abbozzare frammenti dell’animo di Marco, l’unico che a detta dello stesso Marco è riuscito più di tutti a centrare la poetica della sua arte è Michele Palazzetti direttore artistico Gruppo Stelle dell’Orsa, che ha presentato la Mostra personale di arte contemporanea “PAESAGGI CON ANIMA” di Marco Pili. Eccone un magico estratto: 

“Marco Pili è un artista poco propenso a parlare e tanto meno a fare filosofia. La ricerca, sia interiore che tecnica, preferisce consumarla nel privato del suo studio e dei pensieri. In modo scientifico e cocciuto, faticando, sperimentando, affinando. A chi guarda le sue opere presenta il risultato del suo lavoro e risparmia i contorcimenti su temi e linguaggi, che quella è cosa sua” 

“Un paesaggio può condizionare il nostro stato d’animo. Su questo, Pili fa leva con due obiettivi: farci sentire a pelle la forza che la terra sardissima del Sinis sprigiona e tenerci in tensione con un “allarme cemento”. Colori, terre, giornali, si incontrano sulle tele come se fossero elementi mobili di un caleidoscopio. Scorrono gli uni sugli altri, si urtano e si sovrappongono e ogni volta generano un’immagine chiarissima e suggestiva, occhieggiante. Vedi il mare, la terra, la sabbia, gli alberi, le rocce, il vento perfino; e ogni elemento ha evidenza e forza come solo hanno le immagini trasfigurate dalla fantasia e dal sentimento. E fanno capolino piccinerie umane in forma di case e villette. Stanno lì come la marachella di un bambino; stanno lì e non dovrebbero. Si intrufolano in un paesaggio che non le prevede e non le vorrebbe; se ne appropriano, indebitamente orgogliose. Non hanno l’aria minacciosa, ma sono una minaccia incombente, proprio per l’inconsapevolezza con cui spuntano. Sono il segno di un’umanizzazione che non ha progetto. Sono mattoni posati senza pensare se non al piccolo vantaggio personale e proprio per questo spaventano. Non capiscono la terra su cui poggiano e vogliono ridurla a un paesaggio privato, a un affaccio borghesoccio.

Le terre, le sabbie che Pili usa, i colori intensi, hanno vibrazioni profonde, che restituiscono il carattere della primordialità del Sinis. A volte, sotto queste velature sono inseriti ritagli di giornale, che si intravedono come una trama delicata. Sembrano riferirsi a quella trama che la vita dell’uomo ordisce nel suo quotidiano affannarsi e che rimane sul fondo, rispetto all’energia della natura. A guardare queste opere, esattamente come accade al cospetto sincero del paesaggio, si capisce come sia improprio e riduttivo definire habitat questo nostro mondo. Come se davvero tutto esistesse solo per consentire alla nostra specie di vivere e riprodursi. Non si può ridurre la potenza del mare e della terra ad una scenografia ben costruita per fare da sfondo alle nostre messe in scena. E sembra un delitto spendere una vita senza aver dato ascolto alla loquacità di questo luogo, questa palla girevole sul quale siamo apparsi. Un paesaggio può essere la proiezione del nostro stato d’animo. E Pili non manca di far sentire la sua voce, innestando nel sistema muscolare e nervoso di queste vedute, la personale sofferenza per un mondo contaminato e a rischio. A rischio di essere dimenticato, forse più ancora che d’essere distrutto. Il rosso, allora, si vena di cupezza e di nostalgia; il blu si fa elettrico di paure, o si slava sotto la commozione; il nero incombe, come una minaccia di annientamento. Conosco Marco Pili da molti anni. Lo so armato di un’onestà specchiata. Tanto che non potrebbe mai attribuire questi sentimenti, nei suoi quadri, a un dio, o alla terra.

Pili ama il Sinis con un amore forte e chiaro. Che gli consente di ritrarlo con adesione profonda, con tutte le tracce che gli uomini lasciano sulla sua superficie. Quelli che lo calpestano da bagnanti, da viaggiatori distratti, da abitanti inconsapevoli, o da amanti appassionati e rispettosi. Com’è questo piccolo, coriaceo, straordinario pittore.”

Michele Palazzetti

(Direttore artistico Gruppo Stelle dell’Orsa)

Numero max di partecipanti: 9